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A me pare che diffondere una paura irragionevole sia altrettanto pericoloso che coltivare una facile incoscienza. Entrambe le strade perpetuano l'ignoranza mentre l'obiettivo dovrebbe essere quello di rendere accessibili a tutti, in termini semplici e chiari, gli elementi fondamentali del problema per poterlo valutare, prendere posizione, partecipare alle scelte.
Carlo Rubbia, "Il dilemma nucleare", 1987

Due referendum hanno fermato in Italia la produzione di energia nucleare. A Saluggia, piccolo comune agricolo a 40 Km da Torino, sono conservate la maggior parte delle scorie prodotte dalla stagione nucleare italiana. In un'area a ridosso del fiume Dora Baltea, tra i principali affluenti del Po, delimitata da canali irrigui che portano l'acqua alle risaie del Vercellese e attraversata dalla falda acquifera che alimenta l'acquedotto del Monferrato. In questo triangolo d'acqua, a partire dalla fine degli anni '50, sono sorti un centro di ricerca nucleare, un reattore sperimentale ed un impianto di riprocessamento in cui si sono sviluppate - in ambito civile e militare - tecniche per recuperare uranio e plutonio dagli elementi di combustibile irraggiati. Sono così arrivate a Saluggia barre esaurite dalle centrali nucleari italiane e da reattori di altre nazioni per essere sciolte e riprocessate all'interno del centro Eurex. Ancora oggi lì si trovano i residui liquidi radioattivi del trattamento, le più pericolose tra le scorie. Nel 2000 un'alluvione di portata estrema causò l'esondazione della Dora Baltea e la rottura degli argini del canale Farini, arrivando ad allagare i siti nucleari. In quell'occasione il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, allora presidente dell'ENEA - che aveva in gestione gli impianti di Saluggia - parlò di "catastrofe planetaria sfiorata". Se alcuni fusti contenenti scorie liquide ad alta radioattività fossero stati trascinati dalla Dora in piena al Po, gli effetti sarebbero stati devastanti per l'intera Pianura Padana ed il mare Adriatico. Mentre il Governo continua a differire la realizzazione di un Deposito Nazionale unico in cui conservare in maniera sicura e definitiva i rifiuti radioattivi italiani, a Saluggia, nella stessa area alluvionabile, è in costruzione un nuovo deposito temporaneo di scorie, il D2.

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